mercoledì 5 agosto 2015

Diario di Betty, intro

Mi chiamo Betty, nome di fantasia e sono italiana, nera e gay. O se preferite lesbica. A me non fa schifo definirmi cosi. Magari fara' schifo a voi. Ma io non perdo tempo a farmi schifo, anche perche' io mi piaccio un casino. Sono un tipo in carne o come si dice oggi curvy. Mio padre era un marines afroamericano che ebbe una breve relazione con mia madre, una napoletana . Diciotto anni fa.  Perlomeno questo e' quello che mi ha detto mia madre su mio padre. Se ne sono perse le tracce. Poco male, io non ho certo voglia di ritrovarlo, ma scherziamo uno a cui non e' fregato nulla di una figlia? Adesso vivo a Milano in un quartiere residenziale, in via Padova. E' un quartiere talmente residenziale che se ci passasse per caso Eddie Murphy, la pula e la camionetta dell'esercito che ci stazionano permanentemente gli chiederebbero il permesso di soggiorno. Comunque io ci vivo bene, nel mio quartiere. Anche se i problemi non mancano. Mi sono da poco diplomata come ragioniera e sono in attesa di decidere cosa fare della mia vita. Mia madre lavora in un'impresa di pulizie e ha fatto i salti mortali per mantenermi agli studi. Oddio, io ho sempre lavorato part time in posti come MacDonald o altro. Mia madre dice che sono ingrassata al MacDonald. Invece io li non ci mangiavo mai. Nessuno che abbia lavorato in un Mac Donald mangerebbe mai roba del MacDonald. Se non avete capito perche' evitate di fare test che misurino il quoziente intellettivo, potreste raggiungere un punteggio altissimo. E con questa vi ho detto cosa penso del MacDonald e dei test per il qi. Diciamo che in Italia vivo bene, e' il mio paese ed e' meraviglioso sentirsi chiedere come mai una negra parla cosi bene in italiano, a volte meglio di tanti altri italiani. Specialmente "negra"...questa parola viene pronunciata una quantita' di volte infinita, quando si tratta della sottoscritta. Poi una volta mia madre e' entrata all'improvviso nella mia cameretta del nostro bilocale (ha detto che voleva sgranchirsi) e ha visto che stavo ravanando nelle tonsille di una mia compagna di scuola. Non mi ha parlato per tre giorni. Poi il terzo giorno mi ha chiesto se non era il caso che io andassi da un medico e prendessi qualcosa per quella brutta malattia che m'ero presa. Mamma, sono gay, le ho detto, siamo nel 2015, vivo in una metropoli, se esci di casa e cammini per strada, fra gente nera, gialla, bianca, uno su cinque e' gay. Solo che non li hai visti ravanare nelle tonsille di loro consessuali. Lei non ha capito. Continua a considerarmi una malata. Beh, e' mia madre, non ci posso fare nulla...me la devo tenere cosi, anche lei con la sua malattia: l'ignoranza.

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